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RICOSTRUZIONE DEL “PARTITO COMUNISTA”

Relazione

 

introduttiva di Fosco

 

Giannini all’assemblea

 

nazionale

 

Ricostruire il Partito Comunista

ricostruire

Care compagne e cari compagni,

voglio innanzitutto ringraziarvi per la vostra presenza qui, oggi; per la vostra militanza comunista; perché anche oggi, come altre migliaia di volte per altri migliaia di giorni, avete rinunciato a qualcosa della vostra vita personale; voglio ringraziarvi per i viaggi che avete dovuto fare per riempire questa sala, per aver voluto partecipare a questa manifestazione, per aver lavorato per la sua riuscita.

Una manifestazione che potrà ripagarvi dei vostri sacrifici, poiché, tutti assieme, faremo si che questa giornata si trasformi in un tassello importante del progetto, che tenacemente vogliamo portare avanti , della Ricostruzione del Partito Comunista in Italia!
Vi ringrazio a nome dell’Appello per La Ricostruzione del Partito Comunista, che ha ormai superato le prime mille adesioni, e altre mille e mille ancora dovranno arrivare anche con il nostro lavoro; e chiedo a tutte e tutti voi un primo, grande applauso rivolto a questa stessa sala e al nostro comune progetto, inequivocabilmente volto a rimettere in campo, nel nostro Paese, un partito dal carattere antimperialista, internazionalista, rivoluzionario, un Partito Comunista !

Un grande applauso, compagne e compagni! A tutti noi, al nostro lavoro, alla nostra lotta, alle nostre speranze!

L’incipit de “Il manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels, del 1848, è stampato nella nostra memoria, nella nostra coscienza. Lo ricordiamo tutti:

Uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa, il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi, si sono alleati in una santa caccia spietata contro questo spettro.

Qual è il partito d’opposizione che non sia stato tacciato di comunista dai suoi avversari che si trovano al potere? E qual è il partito d’opposizione, che, alla sua volta, non abbia ritorto l’infamante accusa di comunista contro gli elementi più avanzati dell’opposizione o contro i suoi avversari reazionari?” .

E’ questo il famoso inizio de “ Il Manifesto” e non ci sono parole più profonde e attuali di queste per descrivere, anche oggi, il modo in cui la borghesia percepisce il comunismo, che è uno spettro, uno spettro che perennemente s’aggira tra il potere capitalista e alimenta i suoi incubi peggiori. L’incubo del socialismo, lo spettro concreto del comunismo.

Dalla Rivoluzione d’Ottobre a quella cinese; dalla rivoluzione vietnamita a quella cubana, dalla vittoria dell’Armata Rossa sul nazifascismo alle grandi e vincenti lotte anticolonialiste su scala mondiale, la borghesia non ha più dormito sonni tranquilli. E tantomeno li dorme ora, di fronte al ruolo che il movimento comunista odierno svolge, assieme alle forze antimperialiste e rivoluzionarie, sul piano planetario.

Di cosa ha paura il capitalismo, pur nella sua grande forza? Perché lo spettro del comunismo lo terrorizza?

Ha paura perché il comunismo evoca un altro mondo, quello della fine della selvaggia libertà capitalistica, della fine dello sfruttamento ratificato per legge, della fine del profitto, della fine dell’arricchimento di una ristretta classe sociale a scapito della grande classe del lavoro. A sentire “partito comunista” prende corpo nei borghesi la paura del socialismo. Questo è il motivo per cui, indipendentemente dalla forza che in un dato momento storico esprime il movimento comunista, esso viene comunque demonizzato dalla cultura dominante, dai padroni.

Perché Marx ed Engels usano la parola spettro, per evocare il comunismo? Perché il comunismo non è un aggiustamento delle contraddizioni capitalistiche, non è la socialdemocrazia, ma è l’antisistema, è l’antitesi della cultura borghese, è il nemico storico – l’unico, vero, nemico strategico – del sistema di pensiero e del sistema economico del capitale.

Ed è per questo – andando all’essenza delle cose – che in ogni fase storica la borghesia e il suo apparato culturale puntano a colpire il comunismo, a tacitarlo, a cancellarlo dalla storia. E per cancellare il comunismo la borghesia, come fa anche oggi, le prova tutte, senza risparmiarsi : mette sul proprio libro paga intere schiere di intellettuali, economisti, storici, giornalisti per costruire le prove della colpa comunista, per denigrare la più grande Rivoluzione della storia dell’umanità: la Rivoluzione d’Ottobre; per descrivere i comunisti come gli ultimi dei moicani; per corrompere gli stessi comunisti, sollecitandoli ad abbandonare il proprio progetto e la propria autonomia politica,culturale e organizzativa, spingendoli ad ogni piè sospinto ad ammainare la bandiera con la falce e il martello e costruire ogni volta nuovi e sempre più addomesticabili “partiti democratici, vaghi partiti di sinistra”.

Partiti di sinistra ondivaghi, dai molteplici nomi – nomi arborei, pieni di democrazia e libertà – uniti tuttavia dal fatto che non progettano più, non evocano più, non lottano più per il superamento del capitalismo, per il potere socialista, per l’unico sistema davvero antitetico al capitalismo: il socialismo. Partiti di una sinistra vaga e dal pensiero debole che non riescono più a collocarsi sul fronte antimperialista internazionale. Che dopo aver cancellato la falce e il martello, possono poi chiamarsi prima Partito Democratico di Sinistra e poi solo Partito Democratico e finalmente, con questo nuovo nome, possono cancellare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, manomettere la Costituzione nata dalla Resistenza e divenire agenti servili delle politiche liberiste dell’Ue.

Ebbene: noi non cediamo, noi siamo qui per questo: per dire che non ci facciamo corrompere, né dalla nostre stesse difficoltà, né dalla cultura dominante.

Noi che ci siamo battuti contro lo scioglimento del Partito Comunista Italiano; noi che ci siamo battuti contro i molteplici liquidazionismi, occhettiani e bertinottiani; noi che aspiriamo ad essere gli eredi della storia del movimento comunista mondiale e della storia più alta del PCI, della sua capacità di lotta e della sua tendenza unitaria, noi che ci battiamo più di ogni altro per l’unità delle forze dell’intera sinistra, noi oggi rilanciamo l’idea di unire i comunisti, unire la sinistra e ricostruire il Partito Comunista in Italia!

Teniamo duro dentro questa palude politica italiana grigia e conservatrice; rilanciamo il nostro progetto comunista mentre anche compagni comunisti che erano sino a poco fa al nostro fianco cedono e vanno ad organizzarsi sotto bandiere dall’essenza arancione e dal colore rosa pallido; ricostruiamo il Partito Comunista.

E’, questa nostra, un’azione nostalgica, una pura coazione a ripetere?

Se fosse così sarebbe la nostra fine, sarebbe la cronaca di una morte annunciata.

Ma non è così: il punto è che è la stessa fase storica e sociale ad affidare ai partiti comunisti, al movimento comunista, in Italia e nel mondo, un ruolo centrale. E il nostro dovere è quello di saper tradurre in prassi, in azione, in lotta, in teoria ciò che la fase ci assegna come compito sociale e politico.

Siamo di fronte ad un’aggressività militare imperialista su scala mondiale che chiede innanzitutto ai comunisti di ergere la più vasta ed unitaria diga antimperialista possibile, di costruire il più unitario e vasto fronte contro i pericoli di guerra e contro il dominio mondiale della NATO.

Siamo di fronte ad un’Unione europea dai sempre più chiari caratteri iperliberisti, antidemocratici, antipopolari e antioperai che richiede la messa in campo di un lungo ciclo di lotte sociali, nazionali e sovranazionali, per il quale i partiti comunisti d’Europa e il Partito Comunista che dovrà costituirsi possono e debbono svolgere – assieme alle altre forze di sinistra – un ruolo centrale. Un ruolo storico.

Siamo di fronte ad un nano capitalismo italiano, tanto straccione quanto ferocemente antioperaio, che chiede il ritorno ad una lotta di classe dispiegata nell’intero Paese e condotta dal movimento operaio complessivo, con i comunisti protagonisti di questa lotta.

Questi sono i compiti a cui ci chiama la fase; i compiti dei comunisti, il ruolo sociale e politico che possiamo e dobbiamo svolgere, il compito che consegna un senso pieno al progetto della ricostruzione del Partito Comunista in Italia!

Un intero mondo in ebollizione rivoluzionaria, un’intera tendenza antimperialista internazionale, dall’America Latina all’Asia passando per l’Africa, ci dice che siamo nel giusto, che la nostra opzione antimperialista e anticapitalista ha cittadinanza universale, che non siamo velleitari e sognatori ad essere comunisti in Italia, ma siamo parte della Storia e dentro la Storia.

Chi vuole abbandonare la lotta, chi vuole desistere da questo nostro progetto comunista e rivoluzionario, si accomodi pure nel già affollatissimo treno rosa-pallido che ha deragliato storicamente, uscendo dalla lotta per il socialismo. Starà in moderata e mesta compagnia.

Noi continuiamo a combattere, continuiamo a lavorare per ciò che sentiamo profondamente giusto, per quello stesso progetto per il quale dette la vita il compagno Antonio Gramsci e tutti i comunisti e gli antifascisti del nostro Paese: costruire l’unità della sinistra di classe, costruire un fronte di sinistra e di popolo, ricostruire il Partito Comunista in Italia!

 

Fosco Giannini, segreteria nazionale PCdI

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Procaccini

 

(segretario PCdI):

 

“posta una pietra per la

 

ricostruzione del

 

Partito Comunista”

 

cesare procaccini

 

Esprimo la profonda soddisfazione mia e di tutto il Partito Comunista d’Italia per la riuscita della manifestazione di lancio dell’associazione per la ricostruzione del Partito Comunista. Il 20 dicembre centinaia di compagne e compagni hanno affollato il Centro Congressi Cavour di Roma per dimostrare la loro adesione convinta ad un progetto di ricostruzione di un soggetto politico comunista unitario e rinnovato. Un apporto prezioso ai processi unitari a sinistra a cui i comunisti organizzati in partito devono portare il loro contributo.

A 20 anni circa dalla sciagurata scelta di chiudere l’esperienza del Partito Comunista Italiano e all’epilogo del renzismo a cui sono giunti i fautori di quella “svolta”, i comunisti riaffermano la loro volontà di essere parte delle dinamiche della società e di essere il soggetto rivoluzionario del cambiamento autentico. La voce dei lavoratori delle fabbriche e del mondo del precariato che hanno riempito la sala del centro congressi ha chiesto a coralmente unità a sinistra e un progetto serio di ricostruzione di un partito comunista adeguato ai tempi durissimi che viviamo. Dopo questa entusiasmante assemblea possiamo affermare di aver posto un’altra solida pietra a fondamento della ricostruzione.

 

Cesare Procaccini, segretario nazionale Partito Comunista d’Italia

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Intervento di Fausto Sorini

 

all’assemblea nazionale Ricostruire

 

il Partito Comunista

 

ricostruire

Nell’appello che abbiamo posto a fondamento iniziale della nostra impresa noi parliamo, tra l’altro, di una “presenza comunista autonoma, che si proponga la sua riorganizzazione in partito, che sappia unire in questo processo tutte le forze comuniste CON UNA CULTURA POLITICA AFFINE (evidenziato nel testo – ndr) che in vario modo si richiamano, attualizzandolo, al miglior patrimonio politico e ideologico dell’esperienza storica del PCI, della sinistra di classe italiana e del movimento comunista internazionale, e alla migliore tradizione marxista, a partire dal contributo di Lenin e Gramsci.

Con una chiara collocazione internazionalista e antimperialista; consapevole che, a fronte di un imperialismo che mira a scardinare la sovranità nazionale di molti paesi per piegarne la resistenza, la difesa di tale sovranità assume nella nostra epoca un grande rilievo ed è precondizione per l’affermazione del protagonismo dei popoli”.

E diciamo che “ai comunisti, organizzati in partito, è affidato anche il compito di portare nello scontro sociale e nella dialettica politica una visione generale delle contraddizioni dello sviluppo capitalistico, nonché una percezione matura delle dinamiche internazionali e della prospettiva mondiale”.

Sono parole pesanti, che ci distinguono strategicamente e ideologicamente da quasi tutte le altre componenti della sinistra italiana: con cui pure vogliamo collaborare, assolutamente, sulle cose che ci uniscono, a partire dal sostegno convinto e unitario alle lotte del mondo del lavoro.

Sono parole che invece ci mettono in sintonia con la quasi totalità dei grandi partiti comunisti del mondo: da quello di Cuba al PCdoB brasiliano; da quello del Sudafrica alla Siria e alla Palestina; dai comunisti portoghesi a quelli della Rebubblica ceka, ai ciprioti, ai russi, agli ucraini, agli indiani, ai vietnamiti, ai giapponesi, ai comunisti della grande Repubblica popolare cinese, dove si sta affermando, in forme inedite, una prospettiva socialista in quella che è ormai la prima potenza economica del pianeta.

Stiamo parlando della grande maggioranza del movimento comunista mondiale; di partiti che non hanno rinnegato il leninismo, ma che viceversa sono impegnati come noi in un grande sforzo di attualizzazione e rigenerazione della sua forza politica e teorica nel nuovo secolo. E che si aspettano dai comunisti del Paese di Gramsci e di Togliatti un contributo vitale in questo senso.

Stiamo parlando, tra l’altro, anche di quei partiti comunisti che svolgono – in forme diverse – un ruolo fondamentale nei Paesi del BRICS, che rappresentano la più grande risorsa per le prospettive della lotta contro la guerra e contro l’imperialismo nella nostra epoca.

Lasciatemela dire così, in parole povere: chi oggi – anche a sinistra, anche tra i comunisti – non comprende il ruolo strategico dei BRICS nell’attuale contesto internazionale – e tra essi il ruolo essenziale di quel potente architrave economico, politico e militare formato dall’alleanza strategica tra Russia e Cina – chi non capisce questo, capisce davvero poco di quello che sta succedendo nel mondo e ci sovrasta.

Vorrei pertanto dire a voi, compagne e compagni, proprio in questa occasione, che la grande parte delle forze comuniste protagoniste della storia del mondo del 21° secolo ci ha espresso nei mesi scorsi e anche di recente, in occasione dell’incontro mondiale dei PPCC e operai svoltosi in Ecuador – nelle forme appropriate volte a non ledere il principio aureo della non interferenza negli affari interni – tutta la simpatia, la solidarietà, il sostegno politico e militante per lo sforzo che abbiamo intrapreso, per la ricostruzione unitaria in Italia di un partito comunista, che sappia un giorno essere degno della grande storia comunista che ha reso famose e rispettate, nel pantheon dei grandi rivoluzionari del 20° secolo, figure e patrimoni politici e teorici come quelli di Antonio Gramsci e di Palmiro Togliatti: gli unici due grandi dirigenti comunisti e rivoluzionari italiani che il movimento comunista internazionale accoglie al posto d’onore, assieme forse a Garibaldi.

E allora facciamo oggi a noi stessi una promessa: cerchiamo di lavorare bene, e di essere degni prima di tutto del rispetto della nostra gente, perchè senza di quello non andiamo da nessuna parte; ma anche di meritare sul campo la fiducia e il sostegno – non meno essenziali e risolutivi – delle grandi forze che oggi tengono aperta nel mondo del 21° secolo la prospettiva del socialismo e del comunismo.

 

Fausto Sorini, segreteria nazionale e responsabile esteri PCdI