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La nostra storia

 

                          

La nascita del partito dei COMUNISTI ITALIANI Da Roma a Forlì ilpartito dei Comunisti Italiani è nato a Roma l’11 ottobre del 1998. Esso fa riferimento al marxismo e agli sviluppi della sua cultura, alla storia e all’ esperienza dei comunisti italiani, ai principi della lotta antifascista e della Costituzione, e persegue il superamento del capitalismo e la trasformazione della società. Per comprendere il perché della nostra nascita, occorre necessariamente ripercorrere le tappe politiche che caratterizzano la fine del 1977 e tutto il 1998.Il Partito della Rifondazione Comunista fondato nel 1991 da Armando Cossutta, è stato attraversato in quel periodo da un profondo dibattito sulla natura del partito e le sue prospettive. Questo dibattito aveva avuto inizio nell’autunno del 1977 quando per la prima volta si verificò la rottura del patto tra Ulivo e Rifondazione che aveva consentito di vincere le elezioni del 1996 (attraverso il patto di desistenza che portò il P.R.C. ad avere 56 tra deputati e senatori e sfiorando il 9% dell’elettorato).Di fronte alla prima crisi del Governo Prodi ci fu una grande mobilitazione del popolo della sinistra e rimane nella memoria la delegazione degli operai di Brescia che scesero con molti pullman a Roma per chiedere ad Ulivo e P.R.C. di ricostruire l’unità. Alla fine, la crisi fu risolta sulla base di un accordo che poteva rappresentare un nuovo inizio per l’alleanza tra P.R.C. e Ulivo.Invece, progressivamente divenne chiaro che il segretario di Rifondazione Bertinotti puntava a riproporre la rottura alla prima occasione per far passare il partito all’opposizione.Non si trattava solo di una discussione in merito alla legge finanziaria o alla politica economica dell’Ulivo. Ciò che proponeva Bertinotti era uno stravolgimento della strategia fondata sul binomio “l’autonomia dei comunisti e l’unità con le forze della sinistra”, uscita dal III Congresso del partito. Progressivamente avanzò l’idea che solo dall’opposizione sarebbe stato possibile rilanciare le lotte politiche e sociali e che il centrosinistra rappresentava un ostacolo da abbattere.La questione era quindi strategica ed ideologica e coinvolgeva la stessa natura del partito.Così l’allora Presidente di Rifondazione Armando Cossutta decise di far emergere la discussione di fronte al partito e con un deciso editoriale sulle colonne della rivista mensile “Rifondazione”, si interrogò sui problemi della forma partito e della strategia complessiva che un moderno partito comunista deve avere alle soglie del nuovo secolo. In questo modo il partito ebbe la possibilità di conoscere i diversi punti di vista e la divaricazione crescente tra il Presidente del partito Armando Cossutta e il Segretario Fausto Bertinotti proprio sul ruolo e sulla funzione che i comunisti devono oggi svolgere in Italia e nei rapporti internazionali.Ci fu anche una diversa valutazione sulla natura delle destre in Italia.Cossutta ne denunciava la natura eversiva evidenziando come Berlusconi rappresentava il peggio del neoliberismo e populismo, come Fini fosse l’erede dei fascisti e la Lega perseguisse una politica razzista e xenofoba (a distanza di 5 anni si può constatare come sia stata precisa e lucida l’analisi di Armando Cossutta).Bertinotti al contrario non riteneva la lotta contro le destre una priorità, ma concentrava le sue analisi e critiche verso il centrosinistra.Durante l’estate del 1988 infatti la polemica all’interno di Rifondazione comunista divenne aspra. Il responsabile della politica economica di Rifondazione Nerio Nesi propose infatti un preambolo alla legge finanziaria che avrebbe dovuto contenere le basi di una nuova fase della politica economica. Il segretario Bertinotti lo attaccò violentemente prefigurando al contrario la rottura con l’Ulivo.Nel partito cresceva la preoccupazione e decine di dirigenti locali chiesero ai vertici di trovare la sintesi tra le due linee. Cossutta riprese queste richieste. Bertinotti invece le rifiutò sostenendo l’impossibilità di una mediazione e la necessità di un governo unico del partito. Ciò rese evidente ai militanti che la rottura non era sulla tattica, ma sulla strategia e sulla natura stessa del partito. Veniva convocato il comitato politico Nazionale dal 2 al 4 ottobre 1998.In Emilia-RomagnaUn gruppo di componenti, il Comitato Politico Nazionale sottoscrivono:”Care compagne, cari compagni, la drammatica condizione in cui versa il nostro partito ci ha indotto a rivolgerci direttamente a tutti voi per proporvi l’adesione all’appello che troverete allegato.In particolare in Emilia-Romagna l’attuale Segretario regionale e la maggioranza della segreteria si sono assunti la grave responsabilità di rompere l’unità interna riducendo l’iniziativa del partito ad una attività di tipo correntizio.Noi invece crediamo che per i comunisti sia sempre il tempo della responsabilità, dell’unità e della sintesi, pertanto vi chiediamo di aderire e diffondere questo appello per far sentire la vostra voce e spingere affinché il partito ritrovi l’unità d’azione indispensabile per poter incidere e ottenere risultati concreti in difesa degli interessi dei lavoratori e di tutti i ceti popolari”.Firmato:Renato Albertini (Senatore- C.P.N.)Rocco Giacomino (Capogruppo P.R.C. Regione E.R-CPN) Enzo Ceredi (Segretario Federazione di Cesena- CPN Germano Folli (Segretario P.R.C. Federazione Parma CPN) Gianfranco Sacchetti (capogruppo Comune di Forlì-CPN APPELLO : Per l’unità del partito, e per la sintesi”La difficile situazione sociale e politica in cui versa il Paese, l’incombente pericolo delle destre, l’incerto quadro europeo (Francia, Germania e Russia) esigono una rinnovata, forte e responsabile azione dei comunisti nel nostro Paese. Il Partito della Rifondazione Comunista deve ritrovare la capacità di contare, di spostare il quadro politico, di ottenere risultati. Di essere, insomma, il partito comunista di massa, utile per la difesa degli interessi dei ceti popolari, delle lavoratrici e dei lavoratori.Una svolta riformatrice di politica economica e sociale da parte del Governo è di importanza cruciale per il nostro popolo e per tutto il Paese. Siamo, assieme, consapevoli che la rottura dell’attuale maggioranza determinerebbe conseguenze pericolose per la stessa tenuta democratica. Per questo la discussione, il confronto presente in Rifondazione Comunista deve essere portato a sintesi salvaguardando l’unità del partito.In particolare i dirigenti comunisti di base chiedono che in tutti gli organismi, a partire dal Comitato Politico Nazionale, si arrivi, anche in presenza di posizioni contrastanti, ad una sintesi sulle posizioni del partito, della linea politica e del rapporto col governo Prodi”.L’appello viene firmato anche da esponenti del P.R.C. della federazione di

 Forlì:


Falconi Paola (Circolo P.R.C. Ronco)
Valenti Denis (Circolo P.R.C. Ronco)
Loris Stradaioli (Circolo P.R.C. Ronco)
Roberto Tesei (Tesoriere Federazione P.R.C-componente segreteria di Forlì- segretario Circolo di Meldola)
Tonino Strada (Presidente C.P.F. Forlì)

Nel corso del C.P.N. il Segretario Bertinotti propose di non votare la legge finanziaria presentata dal Governo presieduto da Romano Prodi e dunque, in termini politicoistituzionali, di far cadere il Governo di centrosinistra.Nella stessa riunione il Presidente Cossutta sostenne invece che era necessario lasciare ancora aperta la trattativa politica con il Governo. Cossutta si interrogò quindi su quello che sarebbe stato il futuro del partito se questo si fosse separato, come non era mai avvenuto nella storia del movimento dei lavoratori e dei comunisti italiani, dagli interessi delle classi sociali più deboli e dal complesso degli interessi generali del Paese. Contemporaneamente Oliviero Diliberto, Capogruppo alla Camera dei Deputati, denunciò apertamente la “mutazione genetica” del partito e cioè la fuoriuscita dalla tradizione politica dei comunisti italiani per approdare ad un nuovo massimalismo demagogico. Dopo un intensissimo dibattito la posizione di Bertinotti prevalse nel Comitato Politico Nazionale grazie al sostegno della componente trotzkista che, non a caso, si era opposta alla linea del III Congresso. Si trattava di un atto antistatutario perché il C.P.N. non poteva cambiare la strategia politica fondamentale del partito fra un congresso e l’altro.MARISA FABBRI Segretaria della Federazione del P.R.C. di Forlì e GIANFRANCO SACCHETTI Capogruppo in Consiglio Comunale a Forlì, entrambi del Comitato politico Nazionale votarono la mozione II presentata dal Presidente Armando Cossutta.Il 5 ottobre Armando Cossutta annunciò le sue dimissioni dall’incarico di Presidente del partito suggellando con esse il suo totale dissenso dalla nuova linea strategica che il Comitato politico nazionale aveva imposto al partito. Cossutta non intendeva svolgere una funzione dirigente in un partito che stava per far cadere il Governo Prodi consegnando di fatto il Paese alle destre. In quella occasione furono ribadite le scelte fondamentali che un Partito Comunista deve operare per essere attento alle esigenze e ai problemi delle masse popolari sia battendo le politiche neoliberiste ma anche evitando sterili derive estremistiche e massimaliste. Anche i gruppi parlamentari del P.R.C. furono chiamati a pronunciarsi sulla linea che il Comitato Politico Nazionale aveva preso attraverso la palese violazione delle norme statutarie. I parlamentari comunisti respinsero a larga maggioranza la linea di rottura con le altre forze democratiche, ma affermarono che si sarebbero adeguate alla linea del partito. Il capogruppo Diliberto lo stesso 5 ottobre rilasciò una intervista a l’Unità nella quale ripercorreva la storia di Rifondazione Comunista. Diliberto denunciò come quel partito, nato dal bisogno oggettivo di rinnovare la tradizione dei comunisti italiani, con la scelta di rompere con il centrosinistra, rinnegava la sua natura in nome di una politica settaria e massimalista contraria agli interessi delle classi sociali più deboli e dei lavoratori. All’interno del partito si viveva tutto questo con grande ansia e preoccupazione. Il meccanismo che aveva portato a quella scelta non aveva tenuto conto del fatto che i compagni di base volevano dire la loro su una scelta così dirompente che mutava la strategia del partito.Il 6 ottobre alle ore 19 presso la sede della federazione di Forlì si riuniva la segreteria federale alla quale parteciparono i compagni : Marisa Fabbri (Segretaria ) Tonino Strada (Presidente Federazione) Sacchetti Gianfranco (Capogruppo Consiglio Comunale) Tesei Roberto (Tesoriere Federazione) Tampieri Enzo (Responsabile ambiente Federazione) Palmiro Capacci (responsabile organizzazione), decidono all’unanimità la convocazione di un attivo della Federazione per il 13 ottobre.Migliaia furono i fax e le telefonate che giunsero alla sede della Direzione Nazionale. Tutto ciò spinse i compagni e le compagne, che non si riconoscevano nella decisione del C.P.N., ad autoconvocarsi presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma per il giorno 7 ottobre. A quella riunione furono presenti migliaia di compagni e di compagne, dirigenti dei circoli, delle federazioni, dei comitati regionali, amministratori locali, ex partigiani, rappresentanti sindacali che cercavano il modo di dire la loro sulla situazione politica che si era venuta creando. Il messaggio che scaturì da quella riunione, improvvisata ma affollatissima ben oltre la capienza della sala, fu perentorio: no alla rottura con il centrosinistra, no al ritorno delle destre. A nome di decine di segretari provinciali e regionali toccò a Jacopo Venier, segretario della federazione di Trieste, leggere un appello che si concludeva con la richiesta ai gruppi parlamentari di ascoltare la voce della base e non quella del C.P.N. e quindi di non votare la sfiducia al Governo Prodi. In quel momento fu chiaro che si stava determinando la rottura di Rifondazione Comunista. Da Forlì parteciparono all’assemblea di autoconvocazione i compagni: Tesei Roberto, Stradaioli Loris, Valenti Denis.Giovedì 8 ottobre, Leonardo Masella Segretario regionale del P.R.C. interviene su Forlì e chiede di partecipare all’attivo del 13 ottobre. La sera stessa, i due dirigenti del P.R.C. di Forlì Valenti Denis e Tonino Strada (che, poi, aderiranno al neonato partito comunista) vengono “diffidati” da un autorevole membro della segreteria di Forlì a non partecipare all’attivo, che essi stessi avevano convocato, perché non era in grado di garantire la loro incolumità.Venerdì 9 ottobre a Forlì, Tonino Strada e Valenti Denis invitano i compagni “eretici” a non partecipare all’attivo per evitare provocazioni e il nascere di situazioni con sbocchi violenti. Si decide di non partecipare. (Nel gennaio 1999, esce su “Occhi Aperti”, mensile del P.R.C. di Forlì l’ennesima provocazione a dimostrazione di una caduta di stile da parte del neonato gruppo dirigente del P.R.C., si scrive: “Ma che strani compagni…….mi riferisco alla repentina scomparsa dello stato maggiore della federazione”. Erano ritornati sulla questione relativa all’ uscita dal partito, dimenticando, la diffida che era stata rivolta a non partecipare all’attivo. Venerdì 9 ottobre, a Roma, Oliviero Diliberto a nome di migliaia di compagne e compagni di tutta Italia annunciò, di fronte alla Camera dei Deputati ed al Paese, che la maggioranza assoluta del gruppo parlamentare avrebbe votato a favore del Governo Prodi. Pochi minuti dopo però, tra l’esultanza delle destre, per un solo voto, di un deputato di Rifondazione, alla Camera il Governo di centrosinistra di Prodi fu sfiduciato. I voti dei fascisti, delle destre, della Lega si erano sommati a quelli dei deputati che erano rimasti con Bertinotti.Armando Cossutta, in quelle stesse ore rilasciò un’intervista a l’Unità in cui ribadì l’assoluta necessità che in Italia vi fosse un Partito Comunista capace di garantire, rinnovandola, l’energia e l’azione propria della grande tradizione dei Comunisti Italiani.Il 10 ottobre a Meldola presso la sede della “Libera Associazione Comunista Andrea Coveri” si incontrano decine di comunisti e decidono di aderire all’appello del Presidente Armando Cossutta di intraprendere quel percorso di “Lunga Lena” di costruzione di un Partito Comunista sul solco della grande tradizione dei Comunisti Italiani. Si da mandato a Marisa Fabbri, Gianfranco Sacchetti, Tesei Roberto, Tampieri Enzo e Strada Tonino, già componenti la segreteria federale del P.R.C. di produrre un documento da inviare alla stampa e agli iscritti al P.R.C. della Federazione di Forlì, (si sono anticipati i tempi dell’uscita pubblica a seguito della decisione di non partecipare all’assemblea del 13).L’11 ottobre si svolge a Roma al Cinema Metropolitan la prima manifestazione di tutti i compagni e compagne che volevano dar vita ad un nuovo soggetto politico comunista in Italia. Da quel momento nasce il:

        PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI    

Da Forlì partecipano: 
Gianfranco Sacchetti, Marisa Fabbri, Valenti Denis e Tonino Strada.


Al Metropolitan un compagno operaio disse: che il P.d.C.I. è il partito “di chi pensa che la rivoluzione non sia da archiviare, che essa non sia un mero riferimento culturale, né tanto meno una bandiera da agitare. Noi dobbiamo cambiare il mondo dalle fondamenta e per questo abbiamo bisogno di un partito comunista che faccia politica e non propaganda”. Da subito il nuovo partito si trovò di fronte a grandi responsabilità. Dopo la caduta del governo Prodi le destre chiesero elezioni immediate per approfittare della divisione a sinistra e conquistare il potere. Le forze democratiche decisero invece la nascita del Governo D’Alema allora segretario dei D.S..Si trattava di una svolta storica.In questo Governo, per la prima volta dai tempi della Costituente (quando era rappresentato nel Governo anche il Partito comunista Italiano) furono nominati Ministri della Repubblica dei comunisti. Non solo il Primo Ministro proveniva dalla storia e dalla tradizione del PCI, ma entrarono nel Governo ministri orgogliosamente comunisti con incarichi di assoluto rilievo e prestigio. Il compagno Oliviero Diliberto fu nominato Ministro di Grazia e Giustizia, ruolo che in passato è stato ricoperto da un grande comunista italiano: Palmiro Togliatti. A fianco di Diliberto venne nominata la compagna Katia Bellillo in qualità di Ministro degli Affari Regionali. Inoltre, rilevante e qualificata è stata la presenza di Sottosegretari Comunisti con i compagni Paolo Guerrini alla Difesa, Antonino Cuffaro all’Università e Ricerca scientifica e Claudio Caron al Lavoro. Negli stessi giorni iniziò la costruzione organizzativa del partito. A Forlì, si trova la sede nel centrale Corso della Repubblica. Arrivano le prime adesioni, a Meldola si costituisce il comitato promotore per la costruzione del P.d.C.I. con compagni/e con una storia politica che va dal P.C.I. a Rifondazione Comunista. Esso è composto da: Aurelio Strada, Coveri Vladimiro, Tesei Roberto, Fattini Giuseppe, Camporesi Sergio, Lombardi Verdiana e Tonino Strada, tutti hanno fatto parte del C.P.F. In Italia, in breve tempo, si raggiungono i trentamila iscritti, nella federazione di Forlì 120 sono i compagni/e che aderiscono al nuovo partito, compagne/i con storie importanti come Olga ed Evelina Zanelli, Irvana Donatucci, Claudio Rustignoli e Mauro Angeli. Sono 27 i parlamentari, 28 consiglieri regionali, quasi mille gli amministratori locali che entrano nel P.d.C.I.; nel territorio forlivese abbiamo: Aurelio Strada consigliere comunale a Meldola; Sacchetti Gianfranco e Marisa Fabbri consiglieri comunali a Forlì; Coveri Vladimiro consigliere provinciale; Tampieri Enzo consigliere comunale a Bertinoro e Liviana Rossi consigliera comunale a S.Sofia. Tanti, compagni/e, ripresero la militanza attiva nel nuovo partito come Adalberto Minucci, già componente della Direzione Nazionale del P.C.I. e direttore di Rinascita che entrò a far parte della segreteria nazionale del P.d.C.I. In quei primi giorni, si comincia a delineare la natura del partito. Continua il processo di costruzione del partito e Marisa Fabbri, già segretaria della federazione del P.R.C. di Forlì, viene votata dai compagni delle federazioni di Forlì, Ravenna, Cesena e Rimini come coordinatrice del partito in Romagna, di fatto, assume anche la responsabilità di coordinatrice della federazione di Forlì. Vengono indicati i compagni/e a far parte del Comitato Regionale Fabbri Marisa, Stradaioli Loris, Sacchetti Gianfranco, Coveri Vladimiro, Valenti Denis e Tesei Roberto. Il Partito dei Comunisti Italiani nasce con un obiettivo: riprendere la migliore tradizione dei Comunisti Italiani, affrontando concretamente la sfida del Governo per gli interessi dei lavoratori e dei ceti popolari (a Meldola esce il primo bollettino di informazione del P.d.C.I. “Comunisti Oggi – la Rinascita” porta il titolo “IL RITORNO A CASA”. Un gruppo di comunisti/e della federazione di Forlì partecipa alle celebrazioni dell’81 anniversario della rivoluzione d’ottobre a Mosca il 7 Novembre. Scrive Antonella Rampino, giornalista de la Stampa: ” sfilano per le strade di Mosca i vessilli del P.C.I., bandiere nuovissime e dal brand ancora incerto dei Comunisti Italiani che sventolano alte”. Le bandiere sono portate dalle compagne
Olga e Evelina Zanelli e dal compagno Fabio Macera, giovane comunista romano.I nuovi vessilli sono fatti a Meldola dalla compagna Lombardi Verdiana, anch’essa a Mosca. L’8 novembre il Presidente Cossutta, è ricevuto nel Municipio di Meldola dal Sindaco Corrado Ghetti e partecipa ad una cena con i compagni della federazione di Forlì che hanno costituito il P.d.C.I..Nella mattinata del 9 novembre partecipa alla solenne celebrazione della liberazione di Forlì e ne è oratore ufficiale. Nel pomeriggio inaugura ufficialmente la federazione di Forlì già attiva da una quindicina di giorni, una delle prime in Emilia-Romagna. Il 12 marzo i comunisti meldolesi celebrano il loro congresso con la presenza del compagno Rocco Giacomino consigliere regionale; nel corso della seduta la sezione viene titolata al compagno “Andrea Coveri” figura di grande prestigio e statura morale nella storia della città, dei comunisti meldolesi e della resistenza, è eletto segretario Sergio Camporesi. Il 27 Marzo il P.d.C.I. celebra il suo primo congresso di federazione in preparazione del nazionale che si terrà a Fiuggi il 21-22-23 maggio, nel corso del dibattito il Segretario di Rifondazione effettua una grave provocazione nei confronti dei comunisti (riportata dalla stampa), solo il senso di responsabilità e il sangue freddo dimostrato dai comunisti evita gravi conseguenze. Al suo primo congresso i comunisti forlivesi eleggono Segretario Tonino Strada e Gianfranco Sacchetti Presidente. Tali responsabilità verranno riconfermate al secondo e terzo congresso, nell’ottobre del 2004, dopo cinque anni, avviene l’avvicendamento nella continuità alla segreteria della federazione, viene eletto segretarioValenti Denis . Nella primavera del 1999 il P.d.C.I. partecipa alla prima consultazione elettorale nazionale, si vota per i Comuni, le Province e per il Parlamento Europeo (Rifondazione presenta ricorso contro il simbolo del P.d.C.I., nonostante le sentenze dei Tribunali già espresse in altre consultazioni elettorali parziali avessero già dato ragione al P.d.C.I., non ancora convinti, nelle successive elezioni regionali del 2000, Rifondazione, anche se alleato del centrosinistra ripresenta a Forlì e in altre province della regione il ricorso al simbolo, di nuovo cassata l’aspettativa di Rifondazione, il simbolo del P.d.C.I. è nelle liste elettorali. A Forlì si temeva, prima delle elezioni del 2001quelle che hanno sancito la vittoria delle destre di Berlusconi-Fini-Bossi- un nuovo ricorso, ma avevano capito che i comunisti non si annullano con i ricorsi sul simbolo o con atti bertinottiani). Con le elezioni si comincia a delineare la capacità dei comunisti di stare nel territorio vicini ai problemi della gente. Vengono eletti Valenti Denis nel Comune di Forlì, Claudio Rustignoli nel collegio provinciale di Meldola, Rossi Liviana a S.Sofia, Tampieri Enzo a Bertinoro, Zanchini Achille a Galeata, Fattini Giuseppe a Meldola, Coveri Vladimiro di Meldola entra a far parte del Consiglio di Amministrazione dell’Istituzione. Marisa Fabbri diventa Assessore al Comune di Forlì, Gigi Rusticali di Cesena Assessore in Provincia, Roberto Tesei Assessore a Meldola. Nel 2001 si rivota a Bertinoro a seguito delle dimissioni del Sindaco Zaccherini chiamato a svolgere la funzione di Presidente del Consorzio Acque. Viene eletto consigliere comunale per il P.d.C.I. Davide Zambelli e Tampieri Enzo è chiamato a svolgere le funzioni di assessore. Nella Primavera del 2002 si vota nei comuni di Dovadola e Castrocaro, nel primo, appoggiamo e lavoriamo per far vincere la lista di centrosinistra, mentre nel secondo presentiamo la compagna AnnaMaria Ingrao, che per una manciata di voti non riesce ad essere eletta: è la prima dei non eletti.Il Partito dei Comunisti Italiani, nasce come il partito che intende riprendere la migliore tradizione del P.C.I, partito che rifuggiva ogni massimalismo e che sapeva che i principi e idee devono vivere nella lotta concreta e difficile di ogni giorno. Oggi il P.d.C.I affronta concretamente la sfida del Governo per gli interessi dei lavoratori e dei ceti popolari. Il P.d.C.I. rappresenta la “sinistra del centro sinistra”, si batte all’interno della coalizione perché si affermino sempre più politiche per la pace, per i diritti sociali e civili, per riforme profonde nell’interesse dei lavoratori. Nel maggio del 2000 poi, in occasione di una modifica degli assetti di Governo, il Ministro di Grazia e Giustizia decide di dedicarsi interamente al lavoro di partito. Su proposta del Presidente Cossutta, Oliviero Diliberto assume la responsalità di Segretario generale del P.d.C.I. Avanza la proposta della confederazione della sinistra, dai D.S a Rifondazione. Quella della confederazione rimane l’unica proposta politica di unità per le sinistre, rifiutata dai D.S. per la loro volontà egemonica sulla sinistra e da Rifondazione.Al Comitato Centrale dell’11/12 Gennaio 2003 il Segretario Diliberto rilancia la confederazione alla luce delle nuove dinamiche, come il consolidamento di importanti movimenti; il riesplodere del conflitto sociale per merito della C.G.I.L.; la vasta rete delle associazioni che hanno cambiato la natura dell’opposizione, con la proposta della “confederazione possibile”.