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ELEZIONI EUROPEE 2014 – PROGRAMMA

Nicolò Ollino, candidato nord-ovest

 

 

nella Lista Tsipras sottoscrive il

 

 

manifesto del Pdci per le Europee

 

European union concept, digital illustration.E’ arrivata in questi giorni un’adesione al programma che il nostro Partito ha presentato per queste elezioni europee, è quella di Nicolò Ollino, candidato nella lista Tsipras nel nord.ovest. Ollino ci ha mandato questo messaggio che volentieri pubblichiamo.
“Sono Segretario Provinciale PRC Asti, membro CPN, esponente della Casa del Popolo di Asti e candidato nella circoscrizione Nord Ovest per la Lista Tsipras.
Intendo aderire ai punti esposti in http://www.comunisti-italiani.it/2014/04/29/i-comunisti-italiani-per-le-elezioni-europee-le-nostre-idee-il-nostro-programma/ europee.
Grazie, Nicolò Ollino”

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Simona Lobina, candidata nella

 

circoscrizione Isole nella Lista

 

Tsipras, sottoscrive il manifesto del

 

 Pdci per le elezioni Europee

European union concept, digital illustration.Ecco un’altra adesione al programma che il nostro Partito ha presentato per queste elezioni europee, è quella di Simona Lobina, candidata nella lista Tsipras nelle Isole. Lobina ci ha mandato questo messaggio che volentieri pubblichiamo.
“Alle compagne e ai compagni del PdCI. Sono segretaria federale del PRC Medio Campidano, da sempre protagonista delle lotte del mio territorio e non solo. Intendo sottoscrivere contributi programmatici da voi elaborati, per le imminenti elezioni europee, con la convinzione che non può esserci unità della sinistra senza unità dei comunisti.
Simona Lobina”

 

I COMUNISTI ITALIANI PER LE

 

ELEZIONI EUROPEE: LE NOSTRE

 

IDEE, IL NOSTRO PROGRAMMA

pdciComunisti in Europa, uniti per la pace, il lavoro e la solidarietà internazionale – 

La crisi che ha investito l’Europa negli ultimi anni ha messo sempre più in chiaro il carattere regressivo dell’Unione Europea, evidenziando il carattere oligarchico e antidemocratico del suo funzionamento, il connotato di classe, euro-atlantico e neo-imperialista delle sue politiche, il pesante condizionamento delle sovranità nazionali degli Stati membri.

Le decisioni assunte in questi anni (sempre condivise dalla maggioranza dei partiti socialdemocratici e popolari/conservatori al governo nei diversi Paesi europei) hanno impoverito decine di milioni di persone, devastando la Grecia e infierendo su molti altri Paesi cosiddetti periferici dell’Unione. Ed hanno prodotto una politica estera militarista e neo-imperialista nei confronti di Paesi come la Libia, la Siria, l’Ucraina, che punta ad estendere minacciosamente le frontiere della Nato fino ai confini della Russia. Una politica che è giunta a minacciare Russia, Cina e paesi non allineati con lo scudo spaziale ed una politica di riarmo nucleare e convenzionale.

Non si tratta di semplici “errori di percorso” guidati da valutazioni politiche sbagliate, ma della logica conseguenza dell’impianto neo-liberista ed euro-atlantico dei Trattati europei: un impianto che fonda la concorrenza tra i Paesi dell’Unione, e in particolare dell’Eurozona, da un lato sull’abbassamento del costo del lavoro e sul taglio ai diritti dei lavoratori (dumping sociale), dall’altro sulla riduzione della fiscalità alle imprese (dumping fiscale). E su una politica estera subalterna alla Nato.

Nella società disegnata dai Trattati europei, il ruolo dello Stato nell’economia deve ridursi ai minimi termini, le prestazioni sociali e pensionistiche devono essere affidate al mercato (ossia ai grandi monopoli privati), il fabbisogno finanziario degli Stati deve essere lasciato in balìa della speculazione e dei mercati finanziari internazionali, mentre alla banca centrale è vietato acquistare titoli di Stato e imposto di rivolgere le sue politiche monetarie esclusivamente alla lotta contro l’inflazione, negando allo Stato ogni funzione trainante di sviluppo e di programmazione.

Rispetto alla logica privatista del mercato, non ci sono diritti e beni pubblici o comuni che possano rivendicare una loro priorità. Questa è la logica che informa i Trattati UE: la logica del capitalismo neoliberista. Tutto questo è già chiaro almeno dall’Atto Unico Europeo (1986) e dal Trattato di Maastricht (1992), che diede avvio della moneta unica, e al quale non a caso i comunisti – in Italia e in Europa – si opposero.

La crisi iniziata negli Stati Uniti nel 2007/2008, che si è subito estesa a tutti i Paesi a capitalismo maturo, ha sancito il definitivo fallimento di questo modello economico. Il disperato tentativo di tenerlo in piedi è avvenuto attraverso salvataggi di banche e imprese con denaro pubblico, su una scala che non ha precedenti storici. Questi salvataggi, che soltanto in Europa sono costati alle finanze pubbliche oltre 1.600 miliardi di euro (pari al 12,6% dell’intero prodotto interno lordo dell’Unione Europea), ha comportato, assieme alle minori entrate fiscali provocate dalla crisi, un drastico peggioramento delle finanze pubbliche in tutti i Paesi.
A questo punto si è passati a smantellare il sistema di europeo di Stato sociale, scoprendo di colpo l’“insostenibilità” dei conti pubblici (di cui ci si era dimenticati quando si trattava di salvare le banche o di finanziare le spese militari). E si è giunti a prevedere misure di “austerity” severissime, l’obbligo del pareggio di bilancio e addirittura della riduzione del debito pubblico in una proporzione che costringerà l’Italia a manovre restrittive di finanza pubblica per 50 miliardi annui, che avranno come conseguenza il massacro definitivo dello Stato sociale.

Questo è stato fatto nel corso di quella che per il nostro Paese è la peggiore crisi dall’Unità d’Italia, e per il nostro continente è la peggiore dal 1929.

Gli effetti, sull’Italia come su gran parte dei Paesi europei, sono stati devastanti: in una crisi già grave non solo non è stato effettuato alcun intervento e investimento pubblico in funzione anticiclica, ma è accaduto il contrario: i tagli al bilancio pubblico e l’aumento delle tasse per i cittadini hanno definitivamente messo in ginocchio la nostra economia, creando milioni di disoccupati e facendo fallire decine di migliaia di imprese.

A 6 anni dall’inizio della crisi la ricchezza del paese è diminuita di quasi il -10%, la produzione industriale del -25% e gli investimenti produttivi del -30%; la disoccupazione è al 13%, e supera il 42% tra i giovani, con punte del 70% nel Meridione e nelle isole.

La situazione è chiara nella sua drammaticità: il vincolo di cambio rappresentato dalla partecipazione alla moneta unica e il vincolo di bilancio pubblico rappresentano una tenaglia che sta stritolando la nostra economia.
Questo sconvolge la vita di milioni di famiglie e cancella diritti conquistati in decenni di lotte. Aumenta la disuguaglianza e diminuisce le protezioni sociali.
Infatti, la strada per recuperare competitività che l’Unione europea richiede e i nostri ultimi governi hanno condiviso è quella delle cosiddette “riforme strutturali”, al cui centro sta la cosiddetta “svalutazione interna”, ossia la riduzione di salari e pensioni.

È una strada che non risolve i problemi economici del nostro Paese e precipita nella miseria un numero sempre maggiore di persone.

Contro tutto questo, e in nome di una politica strategicamente alternativa all’Unione europea, i comunisti italiani, in sintonia con le forze che si sono dimostrate più affini al loro programma:

1.Riaffermano i valori della Costituzione republicana, l’indisponibilità a vanificare i diritti da essa contemplati e la superiorità della Carta costituzionale rispetto a qualunque trattato internazionale.

2.Riaffermano che diritto al lavoro e diritto a una equa retribuzione (art. 35, 36), all’istruzione (art. 33), alla salute (art. 32), all’assistenza sociale (art. 38), lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica, tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico (art. 9), perseguimento della pace (art. 11) rappresentano diritti inalienabili inscritti nella nostra Costituzione e come tali si battono per la loro realizzazione. Qualora questi diritti siano negati da trattati internazionali, siano essi quelli dell’Unione Europea o della NATO, sono questi ultimi a dover essere inapplicati e denunciati.

3.Ritengono che nell’attuale quadro strategico, strutturale e istituzionale dell’Unione europea (e con gli attuali rapporti di forza tra le classi) ogni ulteriore cessione di sovranità costituirebbe un ulteriore allontanamento dai valori e dal sistema di garanzie previsti dalla nostra Costituzione, e al contrario riaffermano la necessità di riappropriarsi di pezzi fondamentali di sovranità che sono stati ceduti alle istituzioni europee: a partire da quelli che comportano l’intervento dello Stato nazionale in economia e la sua politica estera e di sicurezza.

4.Si battono per la radicale revisione degli ultimi Trattati e in particolare per l’abolizione dei vincoli di finanza pubblica introdotti dal Trattato Europlus del 2011 e dagli accordi successivi, e quindi anche per l’eliminazione del nuovo art. 81 (pareggio di bilancio) e delle connesse modifiche apportate agli artt. 97, 117 e 119 della Costituzione. Questi articoli rappresentano infatti un corpo estraneo nella nostra Costituzione, che concorre alla non esercitabilità – e quindi alla negazione di fatto – di gran parte dei diritti fondamentali che essa prevede. Ove la modifica dei Trattati europei risulti impossibile, chiedono la denuncia unilaterale di questi Trattati e di questi accordi da parte dell’Italia.

5.Contrastano ogni tentativo di revisione in senso autoritario, anti-proporzionalista e/o presidenzialista delle leggi elettorali, e sostengono una riforma istituzionale che metta al centro il ruolo di una solo Camera, a condizione che essa sia eletta con sistema proporzionale puro.

6.Respingono leggi e misure volte alla soppressione di ogni forma di finanziamento pubblico dell’attività politica. Esso va certamente modificato, regolamentato e reso trasparente, ma non abolito: perchè ciò favorirebbe unicamente il primato delle forze politiche che – come avviene negli Stati Uniti – traggono le loro risorse dal finanziamento privato dei grandi gruppi capitalistici e finanziari a cui sono asserviti, affermando di fatto un primato politico-istituzionale delle forze politiche legate alla grande borghesia, penalizzando o escludendo quelle che rappresentano il mondo del lavoro. La lotta contro gli sprechi e la corruzione della politica va perseguita colpendo innanzitutto i privilegi vergognosi di cui hanno goduto per anni il ceto politico e alcuni strati della burocrazia statale.

I comunisti italiani si battono, al pari di molti partiti comunisti e di sinistra degli altri Paesi europei, per un radicale cambiamento delle politiche europee, che preveda:

7-la fine delle politiche di austerità nei Paesi periferici

8-l’espansione della domanda interna in Germania (che con la sua concorrenza basata sulla compressione dei salari e l’ostinato rifiuto di trasferire a essi gli aumenti di produttività sta distruggendo le economie di gran parte dell’Eurozona)

9-l’attribuzione di un ruolo attivo alla Banca Centrale Europea anche nella lotta alla disoccupazione e non soltanto in quella all’inflazione (al pari di quanto già fanno tutte le banche centrali del mondo).

10.I comunisti italiani ritengono che qualora questi obiettivi non siano raggiungibili l’Italia debba mettere in discussione la stessa partecipazione alla moneta unica europea.
11. In Italia, i comunisti italiani si battono per la realizzazione degli artt. 41, 42, 43 della Costituzione che indicano la centralità del settore pubblico dell’economia per una programmazione democratica, prefigurano una economia mista (pubblica, privata, cooperativa), prevedono espropri e nazionalizzazioni a fini di pubblica utilità. Senza un intervento pubblico programmato, che rompa col liberismo, è illusoria non solo una fuoriuscita progressiva dalla crisi, ma anche una pura e semplice ripresa economica e un piano del lavoro che riduca disoccupazione e precarietà, salvaguardando i diritti fondamentali del mondo del lavoro;

12. Il reperimento delle risorse volte al finanziamento di un intervento pubblico nell’economia e della modernizzazione di uno Stato sociale avanzato va attuato attraverso la drastica riduzione delle spese militari, la lotta contro l’evasione fiscale, il riequilibrio delle aliquote a favore dei ceti medio bassi, imposte sui grandi patrimoni, abolizione dei privilegi e riduzione degli stipendi dei parlamentari.
Dal punto di vista della politica estera dell’Unione Europea e degli Stati che ne fanno parte, i comunisti italiani:

13-si battono contro il riarmo e contro le strategie espansionistiche della NATO,
condannano ogni avventura militare di stampa neocoloniale: sia quella perpetrata in Libia, sia quella tuttora incombente sulla Siria;

14-condannano ogni tentativo di destabilizzare la Russia ed altre repubbliche dell’area e il sostegno al governo golpista dell’Ucraina, di cui sono parte integrante partiti e movimenti a carattere esplicitamente neonazista;

15-ritengono vada assolutamente impedita la firma del trattato di libero scambio attualmente in discussione tra Unione Europea e Stati Uniti (Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP), che rafforzerebbe ulteriormente i legami euro-atlantici all’insegna del campo libero lasciato in Europa alle grandi multinazionali statunitensi;

16-sono favorevoli a uno sviluppo dei commerci e delle relazioni pacifiche del nostro Paese con le grandi realtà emergenti del panorama internazionale: a cominciare da Russia, Cina, India, Vietnam, Brasile, Sudafrica, Cuba ed altri Paesi non allineati di Asia, Africa e America Latina;

17-si battono per lo scioglimento della Nato e la costituzione di un sistema continentale di sicurezza europea, che comprenda tutti i paesi del continente e dell’area mediterranea, Russia compresa; quest’ultima non va considerata un paese nemico, ma un paese con cui stabilire rapporti proficui di cooperazione pacifica.

I Comunisti Italiani, infine, ritengono che per attuare politiche che difendano il lavoro, la pace e la libertà in Italia e in Europa sia essenziale:

18-rafforzare il Gruppo della sinistra unitaria europea (Gue-Ngl) all’interno del Parlamento Europeo e il suo carattere confederale, di cui fanno parte unitariamente tutte le forze comuniste dell’Ue, nel rispetto della sovranità e dell’indipendenza di ogni forza politica che vi appartiene;

19-rafforzare i legami tra i partiti e i movimenti comunisti, anti-capitalisti, antimperialisti e progressisti che si battono contro le politiche dell’Unione Europea e della Nato, dentro e fuori i confini dell’Unione.

20.Nella situazione italiana ci proponiamo di unire i comunisti – su basi di affinità politica, programmatica, ideale e di collocazione internazionalista – in un’unico partito comunista, che si ispiri alla migliore tradizione del PCI, attualizzandola: capace di superare divisioni e frammentazioni di questi anni, aperto ad una politica unitaria con tutte le forze della sinistra, che bandisca ogni settarismo e subalternità, per poter tornare così a rappresentare e difendere i lavoratori, sostenendone le lotte sociali, politiche e sindacali e garantendone una adeguata rappresentanza nelle istituzioni.

 

LA LISTA TSIPRAS ESCLUDE. IL PdCI RISPONDE

La totale esclusione di una rappresentanza politica del PdCI nella lista Tsipras, in violazione di tutti gli accordi precedentemente assunti, è stata confermata ieri (mercoledì 12 marzo) nell’incontro che una delegazione del Partito ha avuto con Barbara Spinelli, rappresentante dei cosiddetti “garanti “.
Siamo di fronte ad un atto di grave discriminazione politica, che va ben al di là della questione delle candidature.

L’attacco non è solo a noi, ma ad un orientamento politico e programmatico come il nostro, condiviso peraltro da forze comuniste e di sinistra interne ed esterne alla Lista, che evidentemente viene ritenuto, da una parte dei promotori e da una parte degli aderenti alla Lista Tsipras, incompatibile con una linea euro-atlantica che sta riportando la guerra e il fascismo nel cuore dell’Europa.
Il PdCI, pertanto, sospende immediatamente ogni iniziativa di sostegno a tale Lista, ivi compresa la raccolta e la certificazione delle firme e riunirà nei prossimi giorni gli organismi dirigenti per assumere le decisioni conseguenti.

giovedi 13 marzo 2014
Cesare Procaccini, segretario nazionale del Partito dei Comunisti Italiani (PdCI)

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pdci

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La discriminazione e la conseguente esclusione del Pdci dalla lista Tsipras ha prodotto in maniera ingiustificata una rottura a sinistra. Questo accade nel mentre servirebbe unire le forze comuniste e di sinistra per una politica alternativa dell’Ue, che continua nelle politiche antipopolari di austerità e si rende complice dell’imperialismo statunitense sostenendo il colpo di stato in Ucraina delle forze di destra e fasciste.
I fautori di questa rottura si sono assunti una responsabilità grave che va oltre l’aspetto elettorale e che già oggi getta sconcerto tra i lavoratori e gli elettori di sinistra e comunisti che si domandano come mai altri partiti oggi presenti in quella lista abbiano potuto avallare – senza far sentire la propria voce – questa discriminazione. E’ del tutto ovvio infatti che il Pdci (certo un partito piccolo ma nel solco della migliore storia del Pci), non si lascerà imprigionare dal passaggio elettorale nell’ottica di chi ha fatto e di chi ha avallato la nostra esclusione. I settari non siamo noi ,che anzi rilanciamo la necessità della ricomposizione dei comunisti e di un fronte vero di sinistra con i partiti di progressisti, e questo non per il piccolo cabotaggio elettorale ma per la rappresentanza politica dei lavoratori, oggi attaccati nei diritti materiali e democratici sia dal governo che dall’Ue.
Al tempo stesso è ovvio che il Pdci non farà nessuna dichiarazione di voto ne raccoglierà firme per la lista Tsipras. Voglio sottolineare che di fronte allo sciagurato passaggio di rottura gravissima voluto e avallato dai “detentori” della lista, il Pdci non si arrocca ma continua ad interloquire con soggetti e candidati, alcuni dei quali hanno sottoscritto l’appello contro la nostra esclusione. Questa interlocuzione per noi è sincera e la praticheremo dentro la nostra autonoma campagna elettorale, a partire dal sostegno alla ricomposizione dei comunisti, della sinistra e dalla adesione del documento del Gue-Ngl sull’Europa e contro le politiche imperialiste.
Avremo modo di sviluppare l’iniziativa del Partito e precisare la nostra impostazione generale per l’Europa, contro il Governo e per le elezioni amministrative che è strettamente connessa.
Colgo l’occasione per ringraziare, a partire dal Cc, tutto il Partito che ha dato prova di grande maturità e unità.
Cesare Procaccini

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Sunto della relazione del segretario Procaccini al Cc del Pdci del 16 marzo 2014

La riunione odierna del Cc è molto impegnativa e delicata per le decisioni che il Partito dovrà assumere a seguito della nostra totale esclusione dalla lista Tsipras. Certo sapevamo dall’inizio delle caratteristiche ostili ai partiti della lista stessa, ma abbiamo lo stesso ritenuto, che venuta meno la possibilità di avere una lista comunista per il rifiuto del Prc, questa possibilità di unità a sinistra per l’Europa, sponsorizzata da Alexis Tsipras, potesse rappresentare un punto avanzato per il nostro Partito. Sapevamo difficoltà e incognite, tuttavia il Cc precedente del 9 Febbraio, giustamente, aveva dato mandato pieno (con un unico voto contrario, di una compagna poi uscita dal Partito) di adesione alla lista Tsipras con una duplice valutazione: in primo luogo dopo molto tempo tutta la sinistra affrontava unita una battaglia per le europee – seppure ancora una volta mimetizzata sotto simboli strani (non va dimenticato che Sel era entrata al suo congresso per Schultz presidente ed è uscita con Tsipras) – ; in secondo luogo non possiamo nasconderci che c’era nella scelta anche uno stato di necessità a causa dei problemi economici ed organizzativi in cui da tempo versa il Pdci.
Il mandato politico è vero che è stato formalizzato il 9 Febbraio ma di fatto già al congresso di Rifondazione del dicembre 2013 la Segreteria nazionale del nostro Partito aveva aderito all’appello fatto in videoconferenza da Tsipras per una lista alternativa alle politiche ultraliberiste dell’Ue. La nostra esclusione dunque non attiene ad un presunto ritardo nell’adesione, che ripeto non c’è stato, ma come vedremo è esclusivamente politica. Non dico questo per una mia autoassoluzione da responsabilità che pure ho avuto.
Ma vediamo come si sono svolti i fatti per capire insieme il nuovo e peggiore contesto in cui ci troviamo, e decidere le iniziative che dovrà intraprendere il Partito.
All’indomani del Cc del 9 Febbaio incontro, alla riunione internazionale della Sinistra europea tenutasi proprio in questo Hotel, con il compagno Sorini responsabile Esteri del Pdci, Alexis Tsipras al quale formuliamo oltre ad alcune proposte politiche anche una proposta numerica di presenza di candidati espressione del Pdci: 5, uno per circoscrizione. Proposta che Tsipras ritenne del tutto ragionevole. In quella occasione ebbi anche un incontro con Ferrero che non mi ha voluto ascoltare rispetto l’alalrme che gli lanciai in merito al pericolo rappresentato dai “professori”, che stavano scippando l’operazione Tsipras. La settimana successiva partecipiamo alla riunione (unica) di Roma tenuta dai garanti, convocata appena il giorno prima. Alla riunione, vista la tempestività non mi fu possibile partecipare di persona e delegai il compagno Vincenzo Calò, vice presidente della Cng e il compagno Ugo Moro della Direzione nazionale che in quella occasione espressero sia l’impegno di partecipazione che i rilievi del nostro Partito rispetto al ripetersi della solita divisione tra società civile e partiti. Non solo quindi non siamo partiti tardi, ma siamo stati in molte regioni i primi ad organizzare i comitati pro lista Tsipras con Prc e Sel, ed insieme all’impostazione politica abbiamo informato Barbara Spinelli di tutti i recapiti della nostra organizzazione.
Come è noto appena formalizzata la nostra partecipazione politica ed organizzativa in tutta Italia, ripeto con noi alla testa dei comitati, tranne eccezioni di rifiuto verso la lista di nostre singole federazioni, abbiamo avviato il percorso interno ed esterno al Partito per la definizione delle candidature con una consultazione per gruppi di regioni che compongono le 5 circoscrizioni per le elezioni europee. L’esito della consultazione: Nordovest, Il compagno Lombardi; Nordest, il compagno Spetic; Centro, Il compagno Pasquinelli; Sud, il compagno Galiero. Dalle Isole non ci furono proposte. Definito tutto ciò inviamo, con relativi curricula, il nostro elenco di candidati alla segreteria dei garanti della lista Tsipras. Contestualmente abbiamo cercato di svolgere un lavoro unitario con Rifondazione per proporre candidature esterne caratterizzate per una politica italiana e internazionale alternativa. Il Prc propose Brancaccio, poi ritiratosi, noi Alleva, giurista del lavoro e sostenitore dei diritti con una visione anche internazionalista che oggi è in lista, per chiarezza va detto che per noi resta una personalità ottima anche nel momento della chiusura ai Comunisti italiani della lista. Ma è ovvio non risolve la presenza del Pdci che è stato completamente estromesso. Nel frattempo il 22 Febbraio la Direzione del Pdci sostituisce nella circoscrizione Centro il compagno Pasquinelli con la compagna Mango della Segreteria nazionale, e comunichiamo subito il cambio alla segreteria della lista. Come si vede abbiamo svolto la trattativa sia dal punto di vista politico sia da quello organizzativo senza mai perdere di vista la relazione con Rifondazione. Chiedo scusa al Cc di questa ricostruzione forse noiosa ma ci serve per capire meglio la natura della nostra esclusione. Di fatto tra Domenica 2 e Lunedì 3 Marzo vengono chiuse le liste con l’esclusione totale dei candidati iscritti al Pdci. In tempo reale alla chiusura delle liste incontro il professor Alleva (motivo per il quale non partecipo alla riunione di sinistra del lavoro) il quale fa una dichiarazione che stigmatizza l’esclusione del Pdci, ma le cose non cambiano. Dicevo della riunione del coordinamento provvisorio della sinistra del lavoro alla quale hanno partecipato per il nostro Partito una delegazione della Segreteria nazionale e la compagna Manuela Palermi. Al di la di una solidarietà di facciata nessuno ha fatto un gesto concreto, né quel giorno né successivamente. Apro una parentesi: dobbiamo evitare involuzioni settarie e risposte emotive. Il fronte di sinistra è una necessità per i lavoratori oltre che una scelta congressuale del Partito che per me può prescindere anche dalle scadenze elettorali, tuttavia dobbiamo studiare meglio il percorso per realizzare il fronte della sinistra perché alla prima prova i nostri “alleati” di “sdl” non sono stati leali. L’autocritica sta più in questo che per il resto. Ho verificato che tranne noi li dentro ognuno cercava un proprio posizionamento per un nuovo partito della sinistra, magari con Sel o altro. L’interesse non era al fronte di sinitra. Al contrario noi dobbiamo continuare ad interloquire con il movimento delle rsu contro le leggi Fornero. Nessuna solidarietà neanche dal Prc che è si nella lista Tsipras ma senza l’originaria paternità politica assunta dai “professori”. Sabato 8 marzo la Direzione nazionale del Partito chiede a quello che era rimasto del comitato dei garanti la riapertura delle liste per recuperare a pieno la presenza del Pdci in seno alla lista con la riproposizione delle nostre proposte iniziali. Al temine della riunione della Direzione nazionale, dell’8 c.m., chiamo il segretario della Spinelli per un incontro urgentissimo. che verrà, mi dice, comunicato Domenica 9. Nel frattempo il comitato della lista Tsipras si spacca, lasciano prima Camilleri e poi Flores, una candidata della circoscrizione sud esce dalla lista per protesta contro la politica di Sel sull’Ilva di Taranto, prima ancora c’era stato il caso siciliano con una candidata vicina alla destra, poi fortunatamente sostituita. C’erano tutte le condizioni, pensavo, per ricomporre l’unità col Pdci e con il progetto iniziale. Domenica 9 verso le 8,30 senza attendere chiamo Torelli, non tanto e non solo per l’incontro con Barbara Spinelli ma per chiedere una riunione politica con Prc Sel e professori a seguito del caos che si era creato e dove noi potevamo agire nell’interesse del Partito. Torelli mi dice che non è possibile e che non è previsto nessun tavolo e comunque fissa l’incontro con Barbara Spinelli per martedi 11. Sempre Domenica 9 poco dopo mi chiama Patta che era stato fuori dall’Italia e voleva informarsi sulla nostra posizione e mi dice che alle ore 12 della stessa Domenica 9 doveva andare ad una riunione in sostituzione di Rinaldini con Sel e Prc per discutere dei “casini”in seno alla lista Tsipras. Il famoso “tavolo”, di cui ignoravo l’esistenza,, che si era a detta di Patta riunito una sola volta prima di quel giorno!
Alcuni compagni criticano la nostra entrata tardiva nella lista, una critica infondata come è evidente dalla ricostruzione che ho fatto, ma nessuno si scandalizza del fatto che in maniera scientifica ci sono state 2 riunioni decisive “segrete” di partiti e movimenti con i quali avevamo iniziato una strada per una politica alternativa. In definitiva riunioni contro il Pdci, per emarginarci. Terminata la telefonata con Patta mi richiama Torelli per dirmi che l’incontro con Barbara Spinelli è spostato a Mercoledì 12. Di fronte alla protesta mia per non essere stato informato e invitato alla riunione del “tavolo” mi dice che quella riunione era una scelta autonoma dei partiti e movimenti che non coinvolgeva la Spinelli. Di fronte a queste scorrettezze, ambiguità e opportunismi, ero li per annullare l’incontro con la Spinelli, per la dignità e rispetto verso il Partito, ma questo sarebbe stato frainteso e abbiamo fatto l’incontro. Sono andato insieme alla compagna Palermi. Barbara Spinelli si è schernita della situazione ma ha confermato l’impossibilita di riaprire la lista, a meno che ci ha detto non chiedete voi a Rifondazione di rinunciare a qualche loro candidato. Cose assurde, come la profferta di Torelli di far partecipare Tsipras a nostre iniziative. Tutto ciò dimostra in che mani si sono messi i disobbedienti ai trattati dell’Ue. Un incontro inutile dal punto di vista della trattativa. Confermata in pieno l’esclusione del Pdci, ma utilissimo per capire che il motivo della chiusura era politica e non numerica! Non credo al motivo del complotto internazionale, ci sopravaluteremo, tuttavia è innegabile che la scalata della crisi ucraina ha messo in evidenza, in particolare dopo il colpo di stato di destra, posizioni molto diverse ed in particolare la nostra poco compatibili con il gruppo che ha assunto la paternità della lista Tsipras. Non sopravalutiamoci ma neanche dobbiamo svalutare il nostro ruolo e analisi internazionale e internazionalista. Il Pdci a differenza di altri nella crisi ucraina non è neutrale e indica proprio nel colpo di stato una convergenza di interessi imperialisti Usa e Ue contro la Russia. La stessa Spinelli al termine dell’incontro di mercoledì scorso ha detto che dopo le europee se la lista Tsipras eleggerà si porrà dopo l’Ucraina un chiarimento nel Gue.
Una novità che all’inizio non c’era, quindi lo scenario internazionale ha influito e come nella composizione politica della lista. Si dice: sono scuse del Pdci perché con 2 presenze in lista tutto si sarebbe risolto. Dico ai nostri critici: se il problema era cosi semplice perché non è stato risolto? Le responsabilità le assumo tutte, in particolare quella di aver sottovalutato la mutazione in atto dell’indirizzo politico della lista, ma colpa più grave è stata quella di aver creduto in un rapporto di solidarietà di altri soggetti che da alleati iniziali si sono trasformati in complici della nostra esclusione. Non vuol dire che pretendevo che i nostri problemi li risolvessero altri, ma a parti invertite noi avremmo ritirato i nostri candidati dalla lista!
Siamo, allo stato attuale, messi peggio delle elezioni politiche del 2013 dove rispetto al voltafaccia di Bersani contestualmente ci fu Rivoluzione civile, anche se andò male. Realisticamente non siamo in grado di raccogliere le firme per una lista di Partito, ma attenzione agli sviluppi immediati. Il Partito deve evitare settarismi e rassegnazione, abbiamo subito una schiaffo ma non siamo isolati come dimostra l’appello di solidarietà al Pdci di diverse personalità, alcune delle quali fanno persino parte della lista. Dobbiamo dunque sviluppare una nostra campagna elettorale utilizzando anche i comitati della lista come luogo di critica, denunciare l’esclusione e parlare dei nostri temi dal lavoro alla lotta per la pace contro l’involuzione imperialista della Ue. In definitiva il partito deve reagire non con atti di ripicca ma con intelligenza, unità e autonomia ed è per questo che avanzo al Cc a nome della Segreteria nazionale del Partito (con un astenuto) la proposta di verificare la possibilità di presentare una lista comunista di sinistra e per la pace con il simbolo della falce e martello. Siccome i tempi di verifica politica e normativa sono strettissimi propongo di dare mandato alla Segreteria Nazionale di gestire tutta la fase operativa.

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Solidali con il PdCI. Contro ogni esclusione 
Lunedì, 17 Marzo 2014
L’esclusione della rappresentanza politica del PdCI nella Lista Tsipras è un atto politico grave e ingiustificabile, che va al di là di una normale discussione su questa o quella candidatura, o di fattori meramente elettoralistici che in qualche misura sono fisiologici in tutte le competizioni elettorali, tanto più nell’ambito di liste plurali.Questa drastica e totale esclusione di tutti i candidati di una forza politica, pur piccola, che fin dall’inizio ha partecipato con lealtà e spirito costruttivo a questo processo unitario a sinistra, assume un significato politico più generale, di metodo e di sostanza, e solleva pesanti e legittimi interrogativi: perché?Tale esclusione, in ogni caso, indebolisce, all’interno della Lista, la componente che con maggiore determinazione si batte contro la politica liberista e militarista dell’Unione europea, che sta portando oggi al pericolo di guerra nel cuore dell’Europa.Siamo solidali con chi ha subito tale discriminazione. Chiediamo che nessun tentativo sia lasciato cadere al fine di riparare al danno creato.PER ADERIRE scrivi a solidaliconilpdci@gmail.com

 

 

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 Risoluzione approvata dal Comitato Centrale del 16 marzo 2014
Lunedì, 17 Marzo 2014 –
Il Comitato Centrale del Pdci, riunito a Roma il 16 marzo 2014, approva la relazione e le conclusioni del segretario nazionale, Cesare Procaccini.
Il Comitato Centrale, preso atto dell’esclusione dei Comunisti italiani dalla lista “Un’altra Europa con Tsipras”,
– denuncia in maniera ferma e severa il metodo e il merito che hanno portato a tale esclusione;
– dà mandato alla segreteria nazionale del Partito di esplorare e verificare la possibilità di presentare, alle prossime elezioni europee, una lista unitaria – comunista, di sinistra e per la pace – che aderisca al gruppo del Gue presente nel Parlamento europeo;
– decide la mobilitazione del Partito contro la recrudescenza dell’imperialismo nel cuore dell’Europa;
– ribadisce l’appoggio alle iniziative delle Rsu autoconvocate, che chiedono la cancellazione della controriforma Fornero sulle pensioni;
– decide la mobilitazione del partito al fine di promuovere iniziative unitarie contro la nuova legge elettorale denominata “Italicum”.
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LA LISTA TSIPRAS ESCLUDE. IL PdCI RISPONDE
Giovedì, 13 Marzo 2014
La totale esclusione di una rappresentanza politica del PdCI nella lista Tsipras, in violazione di tutti gli accordi precedentemente assunti, è stata confermata ieri (mercoledì 12 marzo) nell’incontro che una delegazione del Partito ha avuto con Barbara Spinelli, rappresentante dei cosiddetti “garanti “.
Siamo di fronte ad un atto di grave discriminazione politica, che va ben al di là della questione delle candidature.
L’attacco non è solo a noi, ma ad un orientamento politico e programmatico come il nostro, condiviso peraltro da forze comuniste e di sinistra interne ed esterne alla Lista, che  evidentemente viene ritenuto, da una parte dei promotori e da una parte degli aderenti alla Lista Tsipras, incompatibile con una linea euro-atlantica che sta riportando la guerra e il fascismo nel cuore dell’Europa.
Il PdCI, pertanto, sospende immediatamente ogni iniziativa di sostegno a tale Lista, ivi compresa la raccolta e la certificazione delle firme e riunirà nei prossimi giorni gli organismi dirigenti per assumere le decisioni conseguenti.

giovedi 13 marzo 2014
Cesare Procaccini, segretario nazionale del Partito dei Comunisti Italiani (PdCI)
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Appello alla mobilitazione di tutte le forze democratiche e di pace 
 11 Marzo 2014 – 14:06

La situazione in Ucraina e attorno ad essa si sta facendo sempre più drammatica e pericolosa, di giorno in giorno. Il pericolo non concerne soltanto il destino dei popoli dell’Ucraina, ma le sorti stesse della pace in Europa e nel mondo. La coltre di disinformazione che ha coperto l’intero svolgersi della crisi a Kiev impedisce all’opinione pubblica italiana, europea e occidentale di comprendere la gravità del pericolo che tutti noi corriamo. Pochi comprendono che sta per essere mutato, con la violenza, l’insieme degli equilibri europei e della sicurezza del nostro continente.
Lo prova il fatto che l’opinione pubblica non sta reagendo in alcun modo a eventi la cui eccezionalità dovrebbe essere evidente a ogni persona informata. Il mortale silenzio del Parlamento italiano è la conferma di una inconcepibile sottovalutazione della portata degli eventi ucraini. Le opposizioni tacciono anch’esse mentre il governo italiano, in sede internazionale, si limita a balbettare parole di convenienza immediata. Nessuna iniziativa in senso positivo, di pace, di invito alla riflessione, è stata intrapresa.
Noi chiediamo di  aprire gli occhi e di guardare con animo vigile, senza pregiudizio, a ciò che accade. Ne va del nostro destino. La guerra va fermata ora, domani potrebbe essere tardi. L’Italia non ne sarà immune.
Giulietto Chiesa  Presidente di Alternativa-laboratorio politico
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Lista Tsipras, comunicato della Direzione del Pdci 
 09 Marzo 2014 –
La Direzione Nazionale del Partito dei Comunisti Italiani, riunitasi sabato 8 marzo u.s., stigmatizzando con forza l’assurda esclusione dalle Liste “Per un’Altra Europa – Con Tsipras” delle candidature avanzate dal PdCI, chiede che esse vengano ripristinate.
Rende inoltre noto che ogni altra scelta che non corrispondesse a tale richiesta sarebbe respinta come un inaccettabile tentativo di umiliazione e che se il ripristino delle candidature non avvenisse il PdCI non farebbe più parte della Lista Tsipras. La linea del PdCI è stata sin dall’inizio volta ad una sincera e profonda unità con tutti i soggetti della Lista e, oggi, chi perseguisse nell’intento di escludere il PdCI si assumerebbe la responsabilità della rottura di questa necessaria unità. La Direzione Nazionale del PdCI ha assunto tali decisioni all’unanimità.
La Direzione Nazionale del PdCI, 9 marzo 2014

 

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